Tartufo e Normativa

Tartufo e Normativa

Introduzione e Riferimenti al quadro normativo

Leggi:

  • Legge 16 Dicembre 1985, n. 752 (Legge nazionale di riferimento)
  • Legge 17 Maggio 1991, n.162 (Integrazione alla precedente)
  • Legge 7 Luglio 2016, n.122 Art.29 (Trattamento Fiscale delle attività di raccolta di Tartufi)

La competenza legislativa in merito alla raccolta e commercializzazione dei tartufi in Italia è demandata alle regioni. Il punto di partenza è la Legge nazionale n. 752 del 16 Dicembre 1985, con integrate le modifiche presenti nella Legge n. 162 del 17 Maggio 1991.

La 752 è appunto la normativa quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo, ovvero come definito nella legge stessa l’insieme di principi fondamentali e criteri a cui le regioni dovranno attenersi nel disciplinare tali attività con proprie leggi.

Le principali questioni toccate da questa legge sono le seguenti:

  • Identificazione esclusiva dei Tartufi destinati al consumo.
  • Luoghi di raccolta e regolamentazione delle tartufaie controllate.
  • Requisiti per ottenere l’abilitazione alla raccolta del tartufo.
  • Il calendario, gli orari e modalità della raccolta del tartufo.
  • Requisiti e modalità di commercializzazione e lavorazione del tartufo.
  • Organi di vigilanza sull’applicazione della legge in oggetto.
  • Criteri per l’individuazione delle sanzioni amministrative da parte delle regioni.

Va anzitutto detto che la normativa propone delle direttive finalizzate a preservare la salute, i rapporti e il territorio. C’è comunque da sottolineare la presenza ormai evidente di alcune lacune che il legislatore non riesce ancora a regolamentare, ovvero la tracciabilità del tartufo, tema strettamente collegato alle questioni fiscali che riguarderebbero aziende, tartufai e intermediari. Di questo cercherò di occuparmene in un altro articolo.

Andiamo per gradi e cerchiamo di approfondire i temi trattati dalla legge con riguardo per chi si sta avvicinando al mondo del tartufo.

Chi può raccogliere?

Per essere un “cavatore” (tartufaio) è necessario anzitutto munirsi di “abilitazione alla raccolta” ovvero di un tesserino. Tale concessione si ottiene seguendo un corso (non sempre obbligatorio) e sostenendo un esame presso la propria amministrazione di competenza (in passato erano le provincie, ad oggi è l’ufficio territoriale della Regione competente a rilasciare il tesserino). L’esame serve sostanzialmente a verificare che l’aspirante tartufaio abbia la consapevolezza dei fattori che influiscono sul ciclo vitale del tartufo. Vorrei sottolineare quest’ultimo passaggio perchè è importante che la raccolta vada praticata con criterio senza danneggiare o mettere a rischio gli equilibri che permetteranno al tartufo di crescere nuovamente negli anni.

A seguito di superamento dell’esame verrà richiesto il pagamento di una tassa di concessione a cui seguirà il rilascio del tesserino che comprova la sua abilitazione, e risulterà valido sull’intero territorio nazionale.

Quali sono i requisiti fondamentali per la raccolta?

La legge 752 in oggetto specifica all’articolo 5 che “La ricerca, da chiunque eseguita, deve essere effettuata con l'ausilio del cane a ciò addestrato e lo scavo, con l'apposito attrezzo (vanghetto o vanghella), deve essere limitato al punto ove il cane lo abbia iniziato.

Dunque i due elementi imprescindibili che sono requisito per il tartufaio sono:

  • Il cane (Generalmente si possono usare fino a 2 cani simultaneamente, ma è la regione a definire regole in merito) che fondamentalmente ha il compito di segnalare e iniziare lo scavo.
  • Il Vanghetto o Vanghella. E’ lo strumento che serve alla raccolta fisica del tartufo. Generalmente di dimensioni ridotte (le specifiche dell’attrezzo sono di competenza regionale) con una punta che consente di limitare l’ampiezza dello scavo.

Dove, quando e quali tartufi raccogliere

L’articolo 3 della 752 dice che “La raccolta dei tartufi è libera nei boschi e nei terreni non coltivati

Altresì il proprietario di un terreno, avrà diritto di proprietà sui tartufi prodotti qualora venga acquisito il riconoscimento di tartufaia controllata o coltivata.

La raccolta va fatta solo se il tartufo è maturo e le specie di tartufi per cui è concessa la raccolta sono:

  1. Bianco - Tuber Magnatum Pico
  2. Nero Pregiato - Tuber Melanosporum Vittadini
  3. Bianchetto - Tuber Albidum Pico
  4. Estivo - Tuber Aestivum Vittadini
  5. Moscato - Tuber Brumale Moschatum De Ferry
  6. Nero Invernale - Tuber Brumale Vittadini
  7. Nero Ordinario - Tuber Mesentericum Vittadini
  8. Uncinato - Tuber Uncinatum Chatin
  9. Nero liscio - Tuber Macrosporum Vittadini

I periodi di raccolta vengono generalmente definiti dalle regioni, esiste comunque un calendario di raccolta nazionale definito nella legge in oggetto che riporto di seguito:

  • Tartufo nero pregiato (T. Melanosporum Vitt.) dal 15 novembre al 15 marzo
  • Tartufo bianco (T. magnatum Pico) dal 1° ottobre al 15 gennaio
  • Tartufo d’estate o scorzone (T. Aestivum Vitt.) dal 10 maggio al 31 agosto
  • Tartufo bianchetto o marzuolo (T. Borchi Vitt. o T. Albidum Pico) dal 15 gennaio al 31 marzo
  • Tartufo nero d’inverno o trifola nera (T. Brumale Vitt.) dal 1° gennaio al 15 marzo
  • Tartufo moscato (T. Brumale var. Moscatum De Ferry) dal 1° dicembre al 15 marzo
  • Tartufo uncinato (T. Uncinatum chatin) dal 15 ottobre al 31 dicembre
  • Tartufo nero liscio (T. Macrosporum Vitt.) dal 15 ottobre al 31 dicembre;
  • Tartufo nero ordinario (T. Mesentericum Vitt.) dal 15 ottobre al 31 gennaio

E’ vietato effettuare la raccolta nelle ore notturne e nei mesi di Aprile e Settembre.

Quali sono le questioni Fiscali da considerare?

Fino ad ora abbiamo parlato di quelli che sono i principi e le questioni fondamentali che riguardano la raccolta del tartufo. Adesso prendiamo in esame un tasto dolente ovvero la questione fiscale.

L’articolo 29 della legge n. 122 del 7 Luglio 2016 va a definire il nuovo regime fiscale sulle cessioni di tartufo ovvero sulla vendita del tartufo dal raccoglitore (tartufaio) alle aziende. Questa legge è entrata in vigore il 01/01/2017 e considera due tipologie di raccoglitori:

  • Tartufai/Raccoglitori occasionali (quindi non muniti di partita iva)
  • Tartufai/Raccoglitori professionisti (muniti di partita iva)

Per ciò che riguarda i primi la legge esenta dagli obblighi contabili, ma impone alle aziende che acquistano il tartufo i seguenti vincoli:

  1. Comunicare annualmente alle regioni di appartenenza la quantità di tartufi commercializzati e la provenienza territoriale degli stessi, sulla base delle risultanze contabili.
  2. Certificare all’atto della vendita la provenienza del prodotto, la data di raccolta e quella di commercializzazione.
  3. Applicare ai compensi corrisposti, una ritenuta a titolo d’imposta, con obbligo di rivalsa, calcolata con aliquota del 23%, commisurata all’ammontare dei corrispettivi pagati ridotti del 22% a titolo di deduzione forfettaria delle spese di produzione del reddito. A tal proposito l’acquirente azienda (intermediario, commerciante, ristorante, etc) compilerà una ricevuta (non fiscale) contenente le generalità di chi cede il tartufo, il peso dello stesso e il nome del Comune/i ove raccolto.

Per ciò che riguarda invece i raccoglitori professionisti dunque soggetti identificati con Partita Iva, le cessioni saranno assoggettate ad iva con aliquota 10%.

Va ricordato che questa normativa è una risoluzione volta a chiudere le procedure di infrazione sollevate dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia.

Link Leggi Gazzetta Ufficiale:

Legge 16 Dicembre 1985, n. 752

Legge 7 Luglio 2016, n.122 Art.29

Legge 17 Maggio 1991, n.162

Seguiranno aggiornamenti!